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Pubblicata il 21 luglio 2017 | Attività produttive e Commercio

Sviluppo economico e integrazione: l'esperienza positiva della D.O.C.

Sviluppo economico e integrazione sociale: l
C'è un'azienda, a Castel San Pietro Terme, che ha saputo coniugare sviluppo economico e integrazione sociale. E' la D.O.C. srl con sede in via Emilia Ponente 380/C, che produce caffè in cialde, un'impresa dinamica e innovativa, che ormai da diversi mesi accoglie due giovani migranti con permesso di soggiorno per motivi umanitari, inseriti con i tirocini formativi attivati con il sostegno del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, tramite la cooperativa sociale CEIS Formazione, che opera da anni nel territorio della Città Metropolitana di Bologna.

Una realtà virtuosa, di cui il sindaco Fausto Tinti e l'Amministrazione Comunale sono venuti a conoscenza e che desiderano valorizzare: «Con soddisfazione riconosciamo la presenza sul nostro territorio di un'impresa che ha saputo coniugare le potenzialità di investimenti innovativi con una profonda attenzione agli sviluppi sociali, valorizzando le competenze delle persone – afferma la vicesindaca Francesca Farolfi, con delega alle Politiche Sociali -. Sono proprio le competenze, nel caso specifico dei due ragazzi inseriti con tirocini, il loro mezzo attivo di integrazione. Un esempio molto positivo di inserimento lavorativo e, più in generale, di modello di sviluppo, in cui le persone sono al centro, e che produce crescita per tutto il territorio».

La storia della Doc sarebbe già di per sé una di quelle esemplari. Anni fa, in seguito a un incendio, l'allora titolare aveva deciso di chiudere l'attività, ma alcuni dipendenti decisero di rilevarla, salvando così una decina di posti di lavoro. L'azienda, oggi conosciuta e stimata, si avvale in tutto di 23 persone, di cui 14 dipendenti, 4 membri del Consiglio di Amministrazione e altri 5 collaboratori con tirocini di vario tipo.

«Abbiamo rilevato l'azienda da precedenti gestioni che avevano avuto difficoltà e oggi fatturato e lavoro sono triplicati – affermano Romeo Mattei e Alessandro Ciracò, ex addetti alle vendite, divenuti soci dal 2013 -. Proprio perché siamo stati dipendenti, abbiamo l'ambizione di creare un'isola felice, dove si possa lavorare con serenità e soddisfazione, ma tutto questo si può realizzare solo se ci circondiamo di persone che hanno la nostra stessa ambizione, e anche il nostro stesso rispetto per gli altri».

L'esperienza di accoglienza dei due giovani migranti Roland Johngold e Sadio Cisse è nata dal rapporto personale fra Alessandro Ciracò, residente a Osteria Grande, e padre Giovanni Mengoli, in servizio presso la parrocchia dello stesso paese, che è presidente del consorzio Gruppo CEIS. Padre Giovanni gli ha parlato del progetto e Ciracò l'ha esposto ai soci, che hanno deciso di aderire.

«Quando abbiamo conosciuto Roland e Sadio, non avevamo idea di cosa ci aspettava, ma con gli altri soci ci siamo trovati sulla stessa lunghezza d'onda – continuano Mattei e Ciracò -. Roland è arrivato da noi con un tirocinio e oggi ha un contratto da apprendista, Sadio ha iniziato il tirocinio qualche mese dopo e seguirà un percorso analogo. Siamo molto contenti perché, nonostante abbiano solo 18 anni, sono  molto educati, disponibili e rispettosi (molto di più di alcuni italiani…) e sotto la nostra guida stanno crescendo dal punto di vista tecnico e professionale. Sono partiti da zero, con curiosità, passione e voglia di fare, si sono rimboccati le maniche. Qualche dipendente all'inizio ha cercato di approfittare della loro disponibilità, altri hanno da subito dato loro una mano. Comunque oggi sono un esempio di come si sta sul posto di lavoro, si sono conquistati il rispetto di tutti e sono loro i primi ad aiutare gli altri. Crediamo che questo progetto sia un modo per integrare le persone, per far sì che i migranti siano una risorsa, non un problema, e in questo caso sono i benvenuti».

Roland Johngold viene dalla Nigeria ed è arrivato in Italia ad aprile 2015, Sadio Cisse è originario del Senegal ed è giunto a febbraio 2016. Entrambi all'arrivo avevano 17 anni, sono stati accolti come “Minori Stranieri non Accompagnati”, attraverso il progetto in capo al Ministero dell'Interno, e hanno un permesso di soggiorno per motivi umanitari valido per due anni. Dopo alcuni mesi in prima accoglienza, sono stati ospitati nelle comunità del Villaggio del Fanciullo a Bologna e poi inseriti in tirocinio formativo presso l'azienda D.O.C., rispettivamente a gennaio 2017 ed a marzo 2017, grazie al Progetto Percorsi promosso da Anpal Servizi (Agenzia del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali).

«Questi tirocini sono stati una grandissima opportunità per Roland e Sadio, che hanno potuto sperimentarsi nel mondo del lavoro, sia riguardo alle competenze trasversali (puntualità, correttezza, rispetto dei colleghi, attenzione agli ordini impartiti), sia rispetto alle capacità tecniche specifiche che questo genere di lavoro prevede – afferma padre Giovanni Mengoli -. L'esperienza è stata molto positiva, tanto che l'azienda ha deciso di investire su di loro attraverso un contratto di apprendistato.

Il tirocinio formativo è una grossa opportunità anche per l'azienda, che ha modo di disporre di giovani molto recettivi all'apprendimento di nuove competenze, che può così formare secondo le proprie esigenze; e che, per quanto possibile, garantisce una certa produttività sul prodotto finito, che non ricade sul costo del lavoro. In pratica si tratta di una formazione in situazione, come lo era una volta per i giovani che andavano presso le botteghe ad imparare un mestiere, e lo facevano senza nulla pretendere.

Avendo a che fare con due giovani migranti, si deve aggiungere che il tirocinio formativo di entrambi è anche un modo attraverso cui essi stessi e l'azienda che li accoglie hanno la possibilità di trasmettere ai cittadini un'immagine differente dei migranti, molto diversa da quella che i facili populismi ci vogliono mostrare. I nostri due ragazzi sono la dimostrazione che i migranti hanno voglia di impegnarsi nel lavoro, specialmente in quelli più umili e scomodi, che molte volte gli italiani non vogliono fare, disposti a fare grandi sacrifici per mettersi in mostra e costruirsi un futuro migliore».

«Sono contentissimo – afferma Sadio -, mi trovo bene con i capi e con i colleghi, siamo come una famiglia. Io vengo dal Senegal, là ho solo una sorella. Con Roland ci siamo conosciuti al Villaggio del Fanciullo, dove abbiamo vissuto un anno insieme e siamo come fratelli. Abbiamo frequentato la scuola e fatto l'esame per il diploma di terza media. Ora abito a Ozzano con un gruppo di ragazzi. All'inizio ho avuto difficoltà, non avevo mai lavorato prima, ma ho imparato grazie ai capi che mi hanno dato fiducia, e anche padre Giovanni mi ha aiutato». 

«Mi trovo bene e vorrei lavorare qui tutta la mia vita – afferma Roland che vive a Osteria Grande presso una famiglia -. Sono scappato dal mio Paese, i miei genitori sono morti e in Nigeria ho 4 sorelle piccole che vivono con una zia, sorella di mia madre. All'inizio è stato difficile, non avevo mai fatto questo lavoro, avevo bisogno di imparare, ma siamo stati davvero fortunati a venire in questa azienda. Ringrazio i capi e i colleghi che ci hanno insegnato, e ringrazio padre Giovanni, che l'ha trovata per noi. Mi ha aiutato molto, e anche adesso parlo con lui e mi dà i consigli giusti. A volte sento al telefono degli amici che sono andati in Germania, in Spagna o altri Paesi e mi dicono che non si trovano bene. Quando sono venuto qui non avevo niente, ma l'Italia mi ha aiutato. Ora voglio lavorare qui, pagare le tasse qui, per restituire a questo Paese quello che mi ha dato».


 
Da sinistra: Romeo Mattei, Sadio Cisse, Roland Johngold e Alessandro Ciracò


 

Roland Johngold e Sadio Cisse con un gruppo di dipendenti e con un altro socio della Doc 

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Pubblicato nell'aprile del 2015
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